La Parola di oggi e la riflessione

Questa sezione presenta quotidianamente il Vangelo del giorno accompagnato da una riflessione, insieme all’antifona e al Salmo corrispondente. Ogni giorno potrai vivere la Parola, leggerne la riflessione e scaricare tutto in formato PDF.

Lunedì 27 ottobre 2025

30a settimana del Tempo Ordinario

Parola del giorno
Lettera ai Romani 8,12-17; Salmo 67,2.4.6-7ab.20-21; Vangelo di Luca 13,10-17

Salmo 67,2.4.6-7.20-21

Il nostro Dio è un Dio che salva.

2 Sorga Dio e siano dispersi i suoi nemici
e fuggano davanti a lui quelli che lo odiano.
4
I giusti invece si rallegrano,
esultano davanti a Dio
e cantano di gioia.

6 Padre degli orfani e difensore delle vedove
è Dio nella sua santa dimora.
7
A chi è solo, Dio fa abitare una casa,
fa uscire con gioia i prigionieri.

20 Di giorno in giorno benedetto il Signore:
a noi Dio porta la salvezza.
21
Il nostro Dio è un Dio che salva;
al Signore Dio appartengono le porte della morte.

Vangelo di Luca 13,10-17

In quel tempo, Gesù 10 stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. 11 C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta. 12 Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». 13 Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
14 Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato». 15 Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? 16 E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?»
17 Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

La cricca

Il capo della sinagoga, l’addetto alle cose di Dio, il referente del popolo per le celebrazioni, le liturgie, i rituali, il culto, si sdegna con Gesù. Il capo della sinagoga, il riferimento gerarchico religioso, il depositario della tradizione, l’esperto della legge divina, il conoscitore della bibbia, la guida ispirante del popolo in nome di Dio, si sdegna con Gesù. Il capo della sinagoga, il rappresentante della religione ufficiale, l’incaricato legale del potere religioso costituito, si sdegna con Gesù, ma perché? Perché Gesù guarisce una donna da una paralisi dopo diciotto anni di malattia.
Che tipo di uomo è colui che si può sdegnare nel vedere che Gesù guarisce? Il sacerdote che si sdegna della guarigione della donna a quale regno appartiene, quale tempio serve, quello di Dio o quello di Satana? Che uomo è colui che, davanti all’evidenza di questa donna guarita completamente e liberata da uno spirito malvagio e immondo, si attacca ai cavilli della legge? Può un sacerdote di Dio sdegnarsi con Gesù, per quanto Gesù non corrisponda a nessuna aspettativa tradizionale e religiosa? Un pastore del popolo di Dio che ama il suo popolo, che prega per il suo popolo, che vive per il popolo di Dio, può riempirsi di sdegno nell’assistere alla guarigione completa di una figlia di Dio? Può un servo di Dio e del popolo di Dio saturarsi di fastidio e sdegno nell’assistere alla rinascita di una pecorella sofferente del suo popolo? Come può provare sdegno il capo della sinagoga, se assiste non solo alla guarigione della donna ma anche alla sua liberazione da uno spirito demoniaco?

C’è un solo motivo al mondo per cui il capo della sinagoga potrebbe provare sdegno nel vedere un demonio cacciato via da Gesù, ed è solo e unicamente perché il capo della sinagoga, in modo consapevole o meno, appartiene alla stessa cricca di quello spirito immondo cacciato via. Solo se quel capo della sinagoga serve lo stesso regno di Satana e appartiene alla stessa famiglia satanica dello spirito demoniaco, cacciato da Gesù, può provare profondo fastidio e sdegno nel vedere uno della sua famiglia, uno del suo gruppo, della sua cricca di appartenenza, vinto e cacciato via da una forza nemica, estranea. Potrebbe mai un uomo di Dio provare sdegno nel vedere una donna, una figlia di Dio, liberata dalla propria paralisi e dal demonio che la teneva prigioniera da diciotto anni? A quale congrega appartiene il capo della sinagoga? A quale congrega appartengono i sacerdoti del tempio di Gerusalemme che sputeranno in faccia a Gesù, che lo accuseranno di bestemmia, che lo faranno flagellare e inchiodare in croce? A chi appartiene la gerarchia religiosa che, sposato il potere costituito, non riesce più a guarire il popolo di Dio, e sta investendo ogni forza e intelligenza per persuadere i popoli ad abbracciare la nuova religione, la globalizzazione dell’umanità?
Una cosa è certa e squisitamente consolante: il popolo di Dio, per quanto ingannato, ignorante, abbandonato a se stesso, sa riconoscere la mano di Dio dove e quando si muove. Davanti alla guarigione operata da Gesù, la gerarchia religiosa si manifesta per quello che è, l’avversario di Gesù, ma la folla intera, percepisce oltre e vede in Gesù la sua reale ed efficace liberazione ed esulta in Dio per le sue meraviglie.
Il popolo di Dio appartiene a Dio e nel suo cuore sente e sa quando una voce e una mano vengono da Dio.

La riflessione La cricca è tratta dal libro:
Innamorati dell’amore
di Paolo Spoladore